Soffri di flussi mestruali abbondanti?

Scopri le cause e i rimedi più comuni

La mestruazione è un fenomeno biologico che caratterizza tutta la vita fertile della donna. Dura in media circa 5 giorni, con una perdita ematica solitamente modesta, stimabile in media tra i 35 e i 45 ml.

Le più comuni forme di alterazione in eccesso del ciclo mestruale vengono definite come:

menorragia: perdita mestruale regolare per data, ma abbondante per quantità, superiore agli 80 ml per ciclo;

metrorragia: sanguinamento anomalo ed abbondante nel corso del ciclo;

meno-metrorragia: associa le due precedenti

I flussi mestruali abbondanti rappresentano la più diffusa patologia della mestruazione interessando una donna su 20 tra i 30 e i 49 anni e possono provocare importanti riflessi sulla qualità della vita, con forti disagi nella vita relazionale, lavorativa ma anche affettiva e sessuale.

Quando si soffre di Flussi Mestruali Abbondanti?

Non è facile stimare con precisione la perdita ematica, e stabilire in particolare quando vi è una chiara emorragia. È la donna che per prima valuta e “stima” la gravità del problema, riferendo al ginecologo di una sua sensazione di disagio.

Parliamo sicuramente di un disturbo patologico quando le perdite particolarmente abbondanti, dunque con quantità superiore agli 80 ml, provocano anemia e astenia (sensazione di affaticamento e debolezza). Probabilmente, in caso di presenza di uno o più di questi sintomi siamo di fronte ad flusso troppo abbondante:

 

– Necessità di cambiare uno o più assorbenti o tamponi completamente inzuppati ogni ora, per più ore consecutive;

– necessità di usare una protezione doppia (doppi assorbenti) nel tentativo di controllare il flusso mestruale;

– necessità di alzarsi la notte per cambiare l’assorbente

– espulsione di coaguli ematici col flusso per più giorni;

– necessità di una importante diminuzione delle attività quotidiane per l’eccessivo flusso.

Quali sono le cause?

Le cause più frequenti sono di due tipi:

– disfunzionali, dovute cioè ad uno squilibrio ormonale. Sono frequenti nelle adolescenti in cui spesso l’ovulazione è assente e nella donna adulta a partire anche da alcuni anni prima della menopausa.

– organiche, in caso di presenza di patologie ginecologiche come polipi uterini (proliferazioni in genere benigne della mucosa che riveste la cavità uterina), fibromi (neoformazioni benigne della parete muscolare uterina) o iperplasia endometriale (una proliferazione eccessiva della mucosa endometriale più frequente intorno alla menopausa che può essere “tipica” cioè completamente benigna o “atipica” cioè a rischio per una possibile futura trasformazione in neoplasia maligna)

Diagnosi

La diagnosi si basa sulla valutazione della perdita ematica mestruale e dei relativi disturbi da riferire al proprio ginecologo.

Stanchezza, problemi di concentrazione, insonnia, mal di testa, nervosismo, disagio, sono alcuni dei principali effetti del problema, che comporta costi importanti sia dal punto di vista economico che sociale.

L’anamnesi deve essere molto accurata ed includere la misurazione di peso, altezza, pressione arteriosa, da aggiungere all’esame ginecologico.

Se viene riscontrato qualcosa di anomalo, sono necessari esami di laboratorio, esami di coagulazione e l’ecografia transvaginale e l’isteroscopia (esame della cavità uterina), per includere o escludere cause organiche.

A volte possono essere utili esami di approfondimento della situazione ormonale.

Quali terapie?

Un trattamento appropriato ed un’attenzione costante sulla patologia dopo la terapia, migliorano considerevolmente la qualità della vita.

Se la causa è disfunzionale, la terapia è farmacologica e si basa principalmente sull’ utilizzo di:

– progesterone (farmaco che ha la capacità di riequilibrare la crescita dell’endometrio, la mucosa uterina che sfaldandosi in modo irregolare causa il flusso emorragico)

– antiemorragici, come l’acido tranexamico che può essere usato in combinazione al progestinico

– etroprogestinici (pillola, cerotto o anello vaginale che hanno anche efficacia contraccettiva)

spirale intrauterina medicata con progesterone (ha una azione essenzialmente locale, con una notevole riduzione degli effetti collateralima comunque con un’elevata efficacia contraccettiva con effetto completamente reversibile una volta rimosso.)

Se dalla diagnosi risulta la presenza di patologie uterine, la scelta del trattamento è principalmente rivolta alle terapie chirurgiche che consistono in una isteroscopia operativa con eventuale polipectomia (Il polipo endouterino viene rimosso completamente con tecniche di chirurgia isteroscopica), miomectomia (rimozione di fibromi/miomi presenti all’interno della cavità uterina) o ablazione endometriale (asportazione dell’endometrio, cioè del rivestimento mucoso interno dell’utero)

Il ricorso alla terapia chirurgica demolitiva con rimozione dell’utero (isterectomia) si considera solo quando non esiste una valida alternativa terapeutica.

Ovviamente l’attenta valutazione clinica da parte del ginecologo ed il coinvolgimento attivo della paziente nel processo decisionale, servirà ad individuare l’opzione piu’ valida nel trattamento di questa patologia.

A cura della dottoressa Serena Ottanelli

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